Parmenide e il pensiero dell'essere

Parmenide è vissuto ad Elea. Egli cresce in un ambiente aristocratico, diverso da quello aperto alle ricerche naturalistiche della Ionia. Scrive un poema in versi intitolato "Sulla natura": anche se lo stile dell’opera è poetico e di carattere religioso, la materia del suo messaggio e le argomentazioni sono filosofiche e razionali.

Egli affronta il tema dell’opposizione tra essere e nulla, negando l’esistenza di quest’ultimo perché secondo lui soltanto l’essere è e può essere pensato.


Solo l’essere esiste e può essere pensato
Il messaggio di Parmenide afferma che l’essere è e non può non essere, mentre il non essere non è e non può essere. Questo significa che esiste solo l’essere mentre il non essere, non esiste e non può neanche essere pensato.
Con Parmenide ha inizio l’ontologia.
L'essere è inteso in senso universale, cioè ciò che è comune a tutti gli enti e che esiste nella pienezza assoluta e perfetta, eterna e immobile.
Ontologia significa “discorso sull’essere”, cioè lo studio dell’essere in quanto essere, nelle sue caratteristiche universali.
L’insistenza di Parmenide sulla stabilità e immutabilità dell’essere (contro il divenire, la trasformazione e l’idea estrema del nulla), trova giustificazione sul piano sociale e politico, oltre che logico e filosofico.
Anche se le sue argomentazioni risentono di questa particolare mentalità conservatrice, esse poggiano su dimostrazioni logiche estremamente rigorose. Con Parmenide si inizia a valutare con scrupolo ogni tesi sostenendola con argomenti razionali e l’essere è inteso come uno, necessario, immobile, finito, omogeneo ed eterno.

La deduzione logica degli attributi dell’essere
Parmenide parte dal presupposto che il mondo non possa derivare dal nulla, in quanto sarebbe la fine della realtà e del pensiero. Quindi per sostenere che “l’essere è”, bisogna definire i caratteri essenziali dell’essere, in modo tale che non siano in contraddizione con l’affermazione centrale dell’essere come unica realtà esistente e pensabile. La preoccupazione primaria del filosofo è di non far derivare l’essere dal suo opposto, il non essere o nulla.
Le caratteristiche dell‘essere:
- ingenerato e imperituro à l’essere non può ne nascere (in quanto dovrebbe derivare da ciò che non è) ne morire (in quanto passerebbe nel suo opposto, il non essere, che non esiste);
- eterno à esso non ha né passato né futuro. L’essere vive semplicemente nel presente;
- immutabile e immobile à ogni movimento implica una contaminazione tra uno stato A e uno stato B dei corpi, in cui B deve essere concepito come differente da A. Ma se A è "essere", B dovrà "non essere". Ancora una volta cadiamo nella contraddizione;
- finito à secondo Parmenide, l’essere è una sfera, omogenea ed identica a se stessa da ogni parte.

Principi logici fondamentali della filosofia
- principio di identità à A=A, l’essere è ed è identico a sé stesso;
- principio di non contraddizione à l’essere è, dunque non può non essere;
- principio del terzo escluso à ogni cosa o è o non è (una terza opzione è da escludersi categoricamente)
Esistevano quindi due visioni della realtà: quella della ragione (essere unico e imperituro) e quella dei sensi (mutevole e provvisorio), che sono considerate dal filosofo inconciliabili.

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