I sofisti

I sofisti si concentrano sui temi del linguaggio, della politica, delle leggi, dell'educazione, ossia sui problemi che riguardano l'uomo e la società (a differenza dei pensatori precedenti: concentrati ad indagare il cosmo e il principio originario).

I sofisti sono i primi insegnati a pagamento della storia.
L'esercizio del sapere (il bagaglio culturale) diventa un mestiere, un lavoro a pagamento. Essi lo esercitano spostandosi da un luogo all'altro in cerca di discepoli (circostanza che consente loro di acquistare una mentalità aperta e cosmopolitica, rendendoli consapevoli delle molteplicità dei costumi e delle credenze delle varie civiltà).

Sofisti = nell'antichità à sapientissimo
              nel linguaggio odierno à accezione negativa (evoca qualcosa di artificioso)
Platone e Aristotele attribuirono a questo significato connotazioni negative e per questo motivo le opere dei sofisti non venivano tenute in considerazione. Non ci resta nessuna opera integra, possiamo fare riferimento solo a pochi frammenti e alla testimonianza platonica (che fu profondamente ostile).

Esponenti più significativi à Protagora, Gorgia ed i successori (Prodico, Ippia e Antifonte)
Rappresentanti minori à Eristi (rappresentano la decadenza)

Progetto educativo dei sofisti à in un ambiente antitradizionale e critico, usando la ragione in modo libero e spregiudicato, confutano le credenze tradizionali, le antiche tavole dei valori, i pregiudizi, ecc...

Fine principale à il sapere, inteso come unico fondamento della virtù
Virtù  à  non più guerriera, ma una virtù adatta al nuovo clima culturale e al nuovo ambiente cittadino caratterizzato dalla democrazia
La nuova virtù coincideva con la capacità di vivere in società: confronto civile e politico, la padronanza ampia e sicura del linguaggio e della parola per farsi ascoltare, dare e richiedere ragioni.

I sofisti si dedicano a formare i giovani per renderli adatti alle nuove esigenze della vita sociale, mirando ad offrire loro un sapere che abbia un risvolto pratico e operativo (orientato al successo e alla riuscita individuale).


Protagora è il pensatore più originale del movimento. 
È famoso per la sua eloquenza.






Ad esso gli viene attribuita la celebre affermazione "l'uomo è misura di tutte le cose, delle cose che sono in quanto sono, delle cose che non sono in quanto non sono”.
L'uomo può essere interpretato come:
- individuo singolo à le cose appaiono diverse a seconda dei punti di vista soggettivi;
- umanità/genere umano à la percezione e la valutazione della realtà dipendono dalla particolare conformazione mentale degli uomini;
- civiltà/popolo à forma di relativismo culturale, secondo cui le cose sono valutate in modo diverso secondo delle abitudini e delle convinzioni della comunità a cui gli uomini appartengono.
L’uomo è il criterio di giudizio della realtà o irrealtà delle cose, del loro modo di essere e del loro significato.
Ha una visione relativistica, quindi non esiste una verità assoluta: diverse interpretazioni delle cose e dei fenomeni a seconda del punto di vista, la verità è dunque relativa a colui che giudica e non esiste una legge naturale e universale che stabilisce che cosa è giusto e cosa è ingiusto, che cos’è bene e che cos’è male.

Protagora sottolinea che occorre rapportare ogni conoscenza al soggetto e ogni abitudine o credenza alla comunità politica cui quest'ultimo appartiene: riconduce tutte le conoscenze al contesto umano, sociale e culturale in cui si sono formate. La sua concezione può essere considerata come una forma di "umanismo": l’uomo è sempre criterio o punto di riferimento di ogni giudizio sulla realtà.

Secondo Protagora il criterio di giudizio è rappresentato dall'utile: ciò che si concorda essere il bene del singolo e della comunità.

Parola à ruolo fondamentale come strumento per raggiungere il consenso
Rischio à la parola diventi strumento di potere dei gruppi più forti
Quindi è indispensabile proporsi come obbiettivo costante il benessere della polis.

La verità è affidata alla persuasione à coloro che possiedono strumenti logici ed espressivi più efficaci possono convincere gli altri della validità delle proprie azioni, sia che si tratta di persone giuste sia di persone egoiste.

Protagora afferma di perseguire l'utilità comune, cui indirizza l'insegnamento della retorica (arte del corretto uso della parola) cioè l'arte di persuadere l'uditorio mediante un linguaggio più semplice e convincente.

Lo sviluppo della civiltà è dovuto alle tecniche, con cui l'uomo trasforma l'ambiente naturale ai propri bisogni: la tecnica più importante è quella della politica, che deve essere posseduta da tutti gli uomini, che viene perfezionata con l'educazione.


Gorgia

Il relativismo dei valori comporta come conseguenza la possibilità di avere due o più punti di vista differenti, su un medesimo avvenimento.


Novità à il linguaggio non si identifica più, come detto da Parmenide, con l'essere.


Gorgia si fa interprete del principio à il discorso è tutto ed elogia la parola come forza conquistatrice: “la parola è una potente signora che pur dotata di un corpo piccolissimo e invisibile compie le opere più divine”.


Tesi paradossali del sofista à giunge a sostenere una forma di "scetticismo metafisico": non esiste nulla di oggettivo, in quanto la parola non può mai identificarsi con la realtà.


Gorgia asserisce che:

- l'essere non esiste, perché la sua esistenza implicherebbe una serie di contraddizioni logiche;

- se anche esistesse non potremmo conoscerlo, perché il pensiero non rispecchia la realtà;

- se anche fosse conosciuto, non potrebbe essere comunicato attraverso le parole, perché hanno una natura diversa rispetto alle cose.


Non esiste un criterio di verità oggettiva à la credibilità delle affermazioni viene ancorata alla forza persuasiva delle parole e non più a una presunta verità riconoscibile e condivisibile da tutti


Il linguaggio è un gioco che affascina e conquista, è una forza ammaliatrice che permette di dominare e influenzare i sentimenti degli uomini.


Per Gorgia l'esistenza è irrazionale e misteriosa, gli uomini non sono liberi né responsabili, ma soggiogati da forze ignote e incontrollabili (es. il fato, il caso, la passione, …), che possono indurli in errore.

Paragona le parole a delle “droghe”, che possono “stregare” l'animo.


Temi centrali:

- relatività dei valori;

- importanza del linguaggio e dell'apparire in pubblico.

Non stiamo parlando solo del passato ma anche di oggi, basti pensare all’importanza che nelle società odierne riveste l'arte di sapersi presentare al pubblico televisivo per ottenerne il consenso (es. in politica) o per avere successo.


Con Gorgia,  la sofistica raggiunge i suoi esiti estremi: prevale una visione nichilistica (niente) che  nega la possibilità di conoscere la realtà in modo oggettivo e universale à Gorgia si concentra solo sul linguaggio, come forza persuasiva per conquistare il consenso degli ascoltatori

Il tema del linguaggio è rappresentato anche da:

- Prodico à oratore politico e educatore. Egli ha un interesse particolare per l’etimologia delle parole: studio del significato originario dei termini.

Secondo Prodico, le parole avevano un origine convenzionale à nascevano da un accordo dei popoli sui nomi da attribuire le cose.

Egli sviluppò una sottile e raffinata “arte dei sinonimi”, con cui classificò le molteplici sfumature dei differenti vocaboli aventi il medesimo significato, con la funzione di evidenziare l'esistenza di una connessione tra il nome e la cosa, fondamento della successiva convenzione.

Egli considera il mondo umano come frutto della cultura e del processo simbolico con cui l'uomo attribuisce significato alle cose.

- Ippia e Antifone teorizzarono la superiorità della legge di natura, immutabile e uguale per tutti in ogni paese, rispetto a quella positiva, cioè “posta” dagli uomini, mutevole e relativa ai vari Stati.

Secondo questi sofisti, in base alla legge di natura gli esseri umani sono tutti uguali mentre le leggi e le consuetudini sociali mettono in atto ogni sorta di discriminazione e ineguaglianza.

- Trasimaco (rappresentante del gruppo dei cosiddetti sofisti-politici) arrivò ad affermare che le leggi non sono che strumenti di cui gruppi più forti si servono per garantire i propri interessi a scapito dei più deboli e che il giusto è solo il vantaggio del potente.


Giustizia à insieme di norme inventate dalle classi potenti a proprio vantaggio


Nel IV secolo a.C. ci fu la dissoluzione movimento sofista dalla retorica all'eristica.


Eristica à “arte di battagliare con le parole”, al fine di ottenere una vittoria sull’avversario. Si riferisce in particolare all'attività dei sofisti della seconda generazione che esercitavano tale arte con il solo obiettivo di avere la meglio nei dibattimenti, senza tenere conto della veridicità o meno delle tesi avversarie.


Slegato dal problema della verità e delle virtù civiche, il pensiero filosofico, con questi sofisti, subì un impoverimento.

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